02/10/2009
Dopo Rusconi, Rcs e Mondadori un altro grande editore italiano starebbe studiando la cessione o comunque l'ingresso di un partner industriale per i suoi impianti di stampa. Si tratterebbe del gruppo Editoriale l'Espresso che fa capo a Carlo De Benedetti. La società in questione è la Rotocolor di Roma in cui a luglio, dopo la firma dell'accordo con i sindacati, è stata integrata anche la Rotonord. Il centro stampa dell'Espresso dispone di quattro rotative rotocalco con le quali stampa i magazine di casa, dall'Espresso agli allegati al quotidiano La Repubblica.
E' ormai qualche anno, però, che più di un editore, fatti quattro conti, ha deciso di dismettere o comunque affidare il controllo azionario e la guida operativa della parte grafica a gruppi del settore. E' successo nel 2001 con la cessione da parte della Rusconi della Rotocalcografica italiana di Cinisello al gruppo Pozzoni. Poi è stata la Rcs a siglare l'accordo che ha portato alla realizzazione del moderno centro stampa di Eurogravure che fa capo per il 70% ad Arvato-Bertelsmann e al 30% alla società editrice del Corsera. Quindi, ultima in ordine di tempo, la maxi operazione che ha portato nell'ultimo anno la Mondadori a cedere la quota di maggioranza di Mondadori Printing sempre al gruppo Pozzoni.
E proprio Pozzoni, che con quattordici impianti rotocalco (sei a Verona, quattro a Melzo e quattro a Cinisello) è uno dei principali operatori del settore in Europa mentre in Italia ha come competitor Erogravure (mentre posizione meno forti sono occupati dalla Rotoalba, che stampa Famiglia Cristiana e la Ilte) sarebbe stato interpellato dai vertici dell'Espresso per sondare l'eventuale disponibilità ad aprire una trattativa per Rotocolor. In questa fase comunque si sarebbe fermi solo a un classico giro d'orizzonte che non ha escluso di sondare altri possibili partner, compresa, si dice, la Rotolito Lombarda di Paolo Bandecchi, che un piede nel rotocalco l'ha messo acquisendo qualche anno fa la società che stampa la Settimana Enigmistica. Ma rumors di mercato dicono che verso il centro stampa dell'Espresso si sarebbero manifestati interessi anche di importanti gruppi europei e in particolare olandesi. In attesa di capire come evolveranno le eventuali trattative, viene confermata, complice anche la crisi del mercato, la strategia degli editori di cedere a terzi i centri stampa e la sempre maggior convenienza economica e concorrenza che al rotocalco è stata mossa dalle nuove rotative offset a 64, 72 e dalla sola 96 pagine in funzione da Mazzucchelli a Seriate
BATTAGLIA DI CARTA
Pubblicato da
zerome
alle
17:58:00
Vi propongo il contributo di Marco Gambaro, pubblicato oggi sulla pagina opinioni del Corriere della Sera
Nonostante la crisi dei quotidiani statunitensi venga letta soprattutto in relazione alla disponibilità gratuita delle notizie su Internet e allo sviluppo della rete come mezzo pubblicitario, molte battaglie si giocano ancora sui terreni tradizionali. Sia Wall Street Journal che New York Times hanno annunciato di voler aprire delle edizioni locali nella regione di San Francisco dove il Chronicle, che nel 2008 ha perso 50 milioni di dollari, è candidato alla vendita o alla chiusura e intanto ha ridotto la copertura redazionale.
Se effettivamente chiudesse la Baia resterebbe senza quotidiani a pagamento visto che l'Examiner è passato qualche tempo fa alla distribuzione gratuita. La Baia rappresenta l'area fuori dalla città di origine dove sia il Journal che il Nyt vendono il maggior numero di copie, rispettivamente 98 mila e 49 mila giornaliere. Con l'aggiunta di un po' di pagine locali potrebbero intercettare lettori e inserzionisti pubblicitari, sfruttando le economie di scala della loro edizione nazionale per la quale i costi fissi sono già spesati.
La notizia va inquadrata nell'organizzazione del mercato dei quotidiani Usa che è fortemente radicato nella dimensione locale e dove i quotidiani nazionali sono una rarità. Dopo un lungo percorso di consolidamento sono rimasti circa 1.400 quotidiani che nella quasi totalità sono monopolisti nella città di edizione. Solo le grandi metropoli hanno più di una testata e a differenza del mercato italiano ed europeo quasi nessun giornale cerca lettori e raccoglie pubblicità fuori dalla sua città.
Del resto i quotidiani hanno abbandonato da tempo l'idea di competere per la pubblicità nazionale, che viene intercettata soprattutto da televisione e periodici, mentre si concentrano su quella locale che rappresenta oltre l'80% della loro raccolta. Il calo dei lettori e della pubblicità mette in crisi le testate più deboli e chi ha le spalle più larghe cerca di sfruttare i propri punti di forza, in questo caso il marchio e le grandi redazioni nazionali, anche modificando il modo tradizionale di fare i giornali. La Baia potrebbe costituire il laboratorio di una riorganizzazione dell'industria dei quotidiani.
Marco Gambaro
Nonostante la crisi dei quotidiani statunitensi venga letta soprattutto in relazione alla disponibilità gratuita delle notizie su Internet e allo sviluppo della rete come mezzo pubblicitario, molte battaglie si giocano ancora sui terreni tradizionali. Sia Wall Street Journal che New York Times hanno annunciato di voler aprire delle edizioni locali nella regione di San Francisco dove il Chronicle, che nel 2008 ha perso 50 milioni di dollari, è candidato alla vendita o alla chiusura e intanto ha ridotto la copertura redazionale.
Se effettivamente chiudesse la Baia resterebbe senza quotidiani a pagamento visto che l'Examiner è passato qualche tempo fa alla distribuzione gratuita. La Baia rappresenta l'area fuori dalla città di origine dove sia il Journal che il Nyt vendono il maggior numero di copie, rispettivamente 98 mila e 49 mila giornaliere. Con l'aggiunta di un po' di pagine locali potrebbero intercettare lettori e inserzionisti pubblicitari, sfruttando le economie di scala della loro edizione nazionale per la quale i costi fissi sono già spesati.
La notizia va inquadrata nell'organizzazione del mercato dei quotidiani Usa che è fortemente radicato nella dimensione locale e dove i quotidiani nazionali sono una rarità. Dopo un lungo percorso di consolidamento sono rimasti circa 1.400 quotidiani che nella quasi totalità sono monopolisti nella città di edizione. Solo le grandi metropoli hanno più di una testata e a differenza del mercato italiano ed europeo quasi nessun giornale cerca lettori e raccoglie pubblicità fuori dalla sua città.
Del resto i quotidiani hanno abbandonato da tempo l'idea di competere per la pubblicità nazionale, che viene intercettata soprattutto da televisione e periodici, mentre si concentrano su quella locale che rappresenta oltre l'80% della loro raccolta. Il calo dei lettori e della pubblicità mette in crisi le testate più deboli e chi ha le spalle più larghe cerca di sfruttare i propri punti di forza, in questo caso il marchio e le grandi redazioni nazionali, anche modificando il modo tradizionale di fare i giornali. La Baia potrebbe costituire il laboratorio di una riorganizzazione dell'industria dei quotidiani.
Marco Gambaro
Pubblicato da
zerome
alle
17:43:00
LA MEMORIA NON SERVE QUASI PIU'
Come vivremo tra 15 anni? Come cambieranno le nostre abitudini in un mondo sempre più tecnologico e velocizzato? Difficile fare previsioni. Però un’idea possiamo farcela se solo pensiamo a quanto è cambiato il mondo negli ultimi 15 anni. Quante cose sono state “uccise” o rese obsolete da internet? Il Telegraph si è divertito ad elencarne alcune: il televideo, gli elenchi del telefono, gli album fotografici, le lettere e le cartoline, i negozi di musica, le riviste e i dvd pornografici. Perfino il “mestiere più antico del mondo”, la prostituzione, ha progressivamente abbandonato le strade per mettersi in mostra nelle più confortevoli stanze virtuali che evidentemente assicurano contatti soddisfacenti con i clienti.
Profondamente cambiato anche il rapporto tra i cittadini e l’informazione: in qualsiasi angolo del mondo ci troviamo è sufficiente un computer o un cellulare per accedere alle notizie di casa nostra. Non sono solo gli oggetti ad essere spariti, anche le nostre abitudini sono cambiate: difficile ormai ascoltare un cd dall’inizio alla fine, la musica digitale ha esaltato le playlist che consentono una sequenza di singoli brani di nostro gradimento. Perfino la nostra memoria non è più la stessa: prima di internet e dei cellulari ricordavamo a memoria numeri di telefono, date, ricorrenze, citazioni. Oggi ogni sforzo mnemonico ci appare superfluo: tutto quello di cui abbiamo bisogno è già nella rete, pronto ad essere evocato in ogni momento, con un semplice click.
Come vivremo tra 15 anni? Come cambieranno le nostre abitudini in un mondo sempre più tecnologico e velocizzato? Difficile fare previsioni. Però un’idea possiamo farcela se solo pensiamo a quanto è cambiato il mondo negli ultimi 15 anni. Quante cose sono state “uccise” o rese obsolete da internet? Il Telegraph si è divertito ad elencarne alcune: il televideo, gli elenchi del telefono, gli album fotografici, le lettere e le cartoline, i negozi di musica, le riviste e i dvd pornografici. Perfino il “mestiere più antico del mondo”, la prostituzione, ha progressivamente abbandonato le strade per mettersi in mostra nelle più confortevoli stanze virtuali che evidentemente assicurano contatti soddisfacenti con i clienti.
Profondamente cambiato anche il rapporto tra i cittadini e l’informazione: in qualsiasi angolo del mondo ci troviamo è sufficiente un computer o un cellulare per accedere alle notizie di casa nostra. Non sono solo gli oggetti ad essere spariti, anche le nostre abitudini sono cambiate: difficile ormai ascoltare un cd dall’inizio alla fine, la musica digitale ha esaltato le playlist che consentono una sequenza di singoli brani di nostro gradimento. Perfino la nostra memoria non è più la stessa: prima di internet e dei cellulari ricordavamo a memoria numeri di telefono, date, ricorrenze, citazioni. Oggi ogni sforzo mnemonico ci appare superfluo: tutto quello di cui abbiamo bisogno è già nella rete, pronto ad essere evocato in ogni momento, con un semplice click.
Pubblicato da
zerome
alle
17:32:00
01/10/2009
Il web prima fonte per le news
Scritto da: Marco Pratellesi
Per l'82% degli internauti il web è la più importante fonte di news, seguito dalla televisione (63%), dal cellulare (48%), dalla radio (48%) e dai quotidiani (36%). Questi i risultati dell’indagine commissionata dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ad Astra ricerche e presentata in occasione del convegno sul “Futuro del giornalismo” che si è tenuto all'Università Statale di Milano.
Per il 52% del campione l'uso di web e cellulari non ha ridotto la fruizione dei media tradizionali. Ad essere più penalizzati sono i quotidiani, seguiti dai periodici e dalla televisione. La radio è invece il mezzo di informazione meno colpito dalle news sul web. L'uso di internet e del cellulare è comunque in aumento: il 65% degli intervistati dalla ricerca afferma di utilizzare questi strumenti più di un anno fa.
Infine il 21% di chi usa internet si dichiara favorevole a pagare per avere news sul web, una platea stimata dalla ricerca in 3,1 milioni di persone.
I naviganti invecchiano. Altro dato interessante emerso dalla ricerca è che a navigare in rete non sono più principalmente i ragazzi, anzi. In Italia il 53% di chi va su internet ha fra i 35 e i 55 anni. Secondo lo studio il 47% dei navigatori ha fra 14 e 34 anni, il 29% fra i 35 e i 44 anni e il 24% fra i 45 e i 55 anni. Altro dato riguarda il titolo di studio: chi naviga ha una cultura più alta della media: il 59% infatti è diplomato e il 32% laureato. “Ormai internet - ha osservato il presidente di Astra, Enrico Finzi - è un mondo adulto”.
Servono regole anche sul web. Al convegno ha partecipato il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, che ha illustrato una situazione “pesante e molto critica”. “Il mercato editoriale è in grave crisi, la pubblicità va malissimo anche se migliora solo su internet”, ha spiegato. Malinconico ha affrontato anche uno dei temi “caldi” dell’informazione online: la diatriba che vede contrapposti Google news e la Fieg che si è rivolta all'autorità della concorrenza.
“Non trovo corretto che chi crea un contenuto non si veda arrivare neanche una briciola, è scorretto anche eticamente». La tesi degli editori è che il motore di ricerca genera pubblicità ma nulla viene riconosciuto a chi ha messo in rete gli articoli che vengono cercati attraverso il motore. “È una questione di equità” ha detto il presidente. “Dobbiamo dire laicamente se ci devono essere delle regole”.
Il web prima fonte per le news
Scritto da: Marco Pratellesi
Per l'82% degli internauti il web è la più importante fonte di news, seguito dalla televisione (63%), dal cellulare (48%), dalla radio (48%) e dai quotidiani (36%). Questi i risultati dell’indagine commissionata dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ad Astra ricerche e presentata in occasione del convegno sul “Futuro del giornalismo” che si è tenuto all'Università Statale di Milano.
Per il 52% del campione l'uso di web e cellulari non ha ridotto la fruizione dei media tradizionali. Ad essere più penalizzati sono i quotidiani, seguiti dai periodici e dalla televisione. La radio è invece il mezzo di informazione meno colpito dalle news sul web. L'uso di internet e del cellulare è comunque in aumento: il 65% degli intervistati dalla ricerca afferma di utilizzare questi strumenti più di un anno fa.
Infine il 21% di chi usa internet si dichiara favorevole a pagare per avere news sul web, una platea stimata dalla ricerca in 3,1 milioni di persone.
I naviganti invecchiano. Altro dato interessante emerso dalla ricerca è che a navigare in rete non sono più principalmente i ragazzi, anzi. In Italia il 53% di chi va su internet ha fra i 35 e i 55 anni. Secondo lo studio il 47% dei navigatori ha fra 14 e 34 anni, il 29% fra i 35 e i 44 anni e il 24% fra i 45 e i 55 anni. Altro dato riguarda il titolo di studio: chi naviga ha una cultura più alta della media: il 59% infatti è diplomato e il 32% laureato. “Ormai internet - ha osservato il presidente di Astra, Enrico Finzi - è un mondo adulto”.
Servono regole anche sul web. Al convegno ha partecipato il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, che ha illustrato una situazione “pesante e molto critica”. “Il mercato editoriale è in grave crisi, la pubblicità va malissimo anche se migliora solo su internet”, ha spiegato. Malinconico ha affrontato anche uno dei temi “caldi” dell’informazione online: la diatriba che vede contrapposti Google news e la Fieg che si è rivolta all'autorità della concorrenza.
“Non trovo corretto che chi crea un contenuto non si veda arrivare neanche una briciola, è scorretto anche eticamente». La tesi degli editori è che il motore di ricerca genera pubblicità ma nulla viene riconosciuto a chi ha messo in rete gli articoli che vengono cercati attraverso il motore. “È una questione di equità” ha detto il presidente. “Dobbiamo dire laicamente se ci devono essere delle regole”.
24/06/09 - La Fnsi sulla vertenza Gazzettino
La Fnsi sulla vertenza Gazzettino: "Oggi ampi margini di trattativa per un accordo sui prepensionamenti ma respingiamo la cassa integrazione"
24/06/2009
“La Giunta esecutiva della Fnsi, esaminato lo stato della vertenza de “Il Gazzettino” in relazione al “piano di riorganizzazione in presenza di crisi” presentato dall’azienda, esprime solidarietà e appoggio alla redazione del quotidiano triveneto. Nel merito della vertenza, la Giunta ritiene che ancora oggi vi siano ampi margini per un accordo sugli ammortizzatori sociali previsti dalla legge 416, applicando però le delibere adottate dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi in relazione alla cancellazione delle penalizzazioni per gli anni di anticipo sulla pensione di vecchiaia.
Solo in questo modo i colleghi, che loro malgrado dovranno accedere al prepensionamento, saranno tutelati. Tuttavia Fnsi e Cdr, di fronte alla indisponibilità aziendale di giungere realmente ad un accordo sugli esuberi che non penalizzi irreparabilmente i colleghi interessati al prepensionamento, hanno correttamente deciso di non accettare le decisioni unilaterali dell’azienda sottoscrivendo al Ministero del Lavoro un verbale di mancato accordo.
La rottura strumentale delle trattative già nelle precedenti riunioni in sede Fieg, trova conferma nelle decisioni dell’azienda di attivare unilateralmente la cassa integrazione straordinaria per 18 colleghi (15 contrattualizzati ex articoli 1 del Cnlg, un articolo 12, un articolo 2 e un articolo 36), fatto che la Giunta ritiene inaccettabile e di particolare gravità, teso a forzare una situazione già critica con l’obiettivo di piegare la redazione.
Quanto alla legittimità dell’applicazione della Cigs a “Il Gazzettino”, sulla quale dovrà decidere il Ministero del lavoro, la Giunta esecutiva della Fnsi avrà numerosi contestazioni da opporre nelle sedi deputate.
La Giunta Fnsi è vicina alla redazione del quotidiano e ha deciso di sostenere il disagio delle colleghe e dei colleghi, che dal primo luglio saranno posti in cassa integrazione, ricorrendo anche al fondo di solidarietà”.
24/06/2009
“La Giunta esecutiva della Fnsi, esaminato lo stato della vertenza de “Il Gazzettino” in relazione al “piano di riorganizzazione in presenza di crisi” presentato dall’azienda, esprime solidarietà e appoggio alla redazione del quotidiano triveneto. Nel merito della vertenza, la Giunta ritiene che ancora oggi vi siano ampi margini per un accordo sugli ammortizzatori sociali previsti dalla legge 416, applicando però le delibere adottate dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi in relazione alla cancellazione delle penalizzazioni per gli anni di anticipo sulla pensione di vecchiaia.
Solo in questo modo i colleghi, che loro malgrado dovranno accedere al prepensionamento, saranno tutelati. Tuttavia Fnsi e Cdr, di fronte alla indisponibilità aziendale di giungere realmente ad un accordo sugli esuberi che non penalizzi irreparabilmente i colleghi interessati al prepensionamento, hanno correttamente deciso di non accettare le decisioni unilaterali dell’azienda sottoscrivendo al Ministero del Lavoro un verbale di mancato accordo.
La rottura strumentale delle trattative già nelle precedenti riunioni in sede Fieg, trova conferma nelle decisioni dell’azienda di attivare unilateralmente la cassa integrazione straordinaria per 18 colleghi (15 contrattualizzati ex articoli 1 del Cnlg, un articolo 12, un articolo 2 e un articolo 36), fatto che la Giunta ritiene inaccettabile e di particolare gravità, teso a forzare una situazione già critica con l’obiettivo di piegare la redazione.
Quanto alla legittimità dell’applicazione della Cigs a “Il Gazzettino”, sulla quale dovrà decidere il Ministero del lavoro, la Giunta esecutiva della Fnsi avrà numerosi contestazioni da opporre nelle sedi deputate.
La Giunta Fnsi è vicina alla redazione del quotidiano e ha deciso di sostenere il disagio delle colleghe e dei colleghi, che dal primo luglio saranno posti in cassa integrazione, ricorrendo anche al fondo di solidarietà”.
I quotidiani si rifanno il look
1 marzo 2009 I quotidiani si rifanno il look. Un vezzo mentre la barca affonda?
Oggigiorno, il principale interrogativo cui gli editori della carta stampata si trovano di fronte è come recuperare la diffusione - In altre parole, di cosa c’è bisogno per riportare i lettori all’ appuntamento quotidiano con il proprio giornale? – Un articolo di Philip Stone su Follow The Media - Restyling e ‘’navigazione’’- La teoria del ‘’meno è meglio’’ – ‘’Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che i lettori ricevano i giusti contenuti nel giusto formato’’
———-
di Philip M. Stone
Molti quotidiani hanno intrapreso la strada del restyling del proprio format (basti pensare a quanto il Tribune ha fatto con i propri giornali prima di avviarsi verso il fallimento), ma alla fine dei giochi il quotidiano di Chicago è comunque finito in bancarotta e non vi è nessun elemento per dire che il cambiamento del format abbia generato un ritorno nel numero dei lettori. Quanti lettori dicono di aver lasciato la versione cartacea del proprio giornale perché non gli piaceva il format? Ma a quanto pare gli editori non hanno lasciato nulla al caso.
Vi sono molte rivoluzioni in corso, e la tendenza è verso titoli più grandi e grafica e fotografie più ampie. Ciò è dovuto ad una maggiore attrattività o al fatto che essendo le redazioni così decimate non vi è più molto testo e lo spazio va riempito in altri modi?La tendenza, dunque, sembra riportare a restyling completi, da ritoccare in capo a tre anni. Secondo Mario Garcia, probabilmente il più autorevole designer di quotidiani al mondo, “un’evoluzione costante è meglio di una paralisi per amore della tradizione”. Un valido e recente esempio è Le Monde di Parigi, che nel 2005 è stato profondamente ridisegnato, sebbene non si sia affidato allo stesso team per i ritocchi del 2009, segno probabilmente del fatto che i budget non sono più quelli di una volta.
Recentemente, sul suo blog, Garcia ha espresso alcune idee sul restyling dei giornali che meritano una più ampia trattazione. Il buon senso è alla base del discorso di Garcia, anche in quello che forse è il punto più importante, ovvero che il successo o il fallimento nel guadagnare lettori può ancora dipendere dal contenuto della prima pagina. E la parola chiave in tutto ciò è “navigazione”.
Garcia sostiene che, a differenza di una volta, le persone non sono più disposte a perdere del tempo cercando le notizie. Sono abituati ad essere guidati da Internet esattamente lì dove vogliono andare e si aspettano lo stesso anche dal loro quotidiano cartaceo – specie in prima pagina, anche se si tratta di un concetto a cui attenersi anche all’interno dell’intero giornale.
Garcia è anche un fautore della teoria “meno è meglio”. Probabilmente, oggigiorno i lettori vogliono una lettura più breve, pertanto bisogna liberarsi di tutta quella roba che la gente non legge più – come quelle rubriche vecchie di anni che però hanno poca attinenza con il mondo attuale – e rendere gli articoli più brevi. È dura, ed è sempre difficile tagliare, ma è un esercizio a cui bisogna sottoporsi spesso. Oggi i redattori devono guardare attentamente ogni articolo e domandarsi “avremmo potuto farne a meno? E se era necessario, era troppo articolato?”
Una lezione che ho imparato molti anni fa è che mentre per i giornalisti divagare è fantastico, per i lettori è tutta un’ altra storia. All’epoca manager dell’ UPI, scrissi agli abbonati che, in virtù di una grande innovazione tecnologica, UPI era in grado di recapitare le notizie con una velocità incrementata del 50%, il che significava il 50% di notizie in più allo stesso prezzo! È facile immaginare la sensazione nel ricevere risposte dai clienti convinti che fosse una cosa terribile. La loro scrivania stava già affondando nella marea di notizie che ricevevano normalmente, e l’ultima cosa di cui avevano bisogno era riceverne di più.
Ebbene, oggi lo stesso vale per la lettura dei quotidiani. Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che riceviamo i giusti contenuti nel giusto formato. Avendo combattuto per questo principio per anni so che è senz’altro più facile a dirsi che a farsi, ma bisogna comunque farlo.
Un’ altra dritta che sembra aver fatto presa sui quotidiani è quella di compattare i contenuti – meno sezioni può significare meno oneri di stampa. Ma giocare con le sezioni in cui i lettori erano abituati a trovare le notizie è cosa molto seria. Basta immaginarsi nel supermercato in cui si è fatta la spesa per 20 anni e dove, d’ improvviso, un nuovo manager rivoluziona tutto e così, dove prima si trovavano i tovaglioli di carta, ora si trovano le cartoline d’auguri. Sarebbe davvero fastidioso, specialmente se non vi è nulla ad indicare dove poter trovare quei tovaglioli di carta.
Ebbene, lo stesso oggi vale per i quotidiani: è fastidioso che improvvisamente non si trovi più qualcosa lì dove si era abituati a cercarla. I lettori però, possono superare l’ ostacolo, posto che abbiano a disposizione i necessari strumenti di navigazione e siano sufficientemente informati sui cambiamenti in cantiere.
Un buon esempio è costituito dal San Francisco Chronicle, che agli inizi del mese ha introdotto un nuovo format. Ai lettori è stato detto: “la sezione della Bay Area è accoppiata a quella Business, che inizierà in seconda di copertina ogni giorno feriale (la sezione Business era dietro quella sportiva nell’edizione del lunedì e del martedì). Le pagine editoriali e d’opinione saranno spostate dietro la sezione dedicata alle principali notizie, così come in molti grandi quotidiani”. Eccetera…
Si tratta di un profondo cambiamento e qualcuno, specie i lettori più anziani, potrebbe perdervisi e lamentarsene, ma è un cambiamento necessario, anche per la loro lettura quotidiana.
E comunque i lettori non esiteranno a sottolineare i cambiamenti poco graditi. È il caso del Times di Londra, che ha ridisegnato la propria versione del sabato e ha poi ricevuto nel giro di pochi giorni i commenti di più di 1.000 lettori. Il Times ha accompagnato il proprio restyling con una mossa che ha sicuramente incontrato il favore dei lettori: per un periodo limitato ha ridotto il prezzo del 38%, e per assicurarsi che la voce si diffondesse ha investito in un’ importante campagna televisiva.
Questo tipo di campagne tv è molto diffuso in Inghilterra, ma non negli USA dove molti giornali non credono negli investimenti promozionali. Come non molto tempo fa ebbe a dire a Follow The Media il direttore generale di un importante quotidiano statunitense: “L’unica ragione per cui un manager mette in bilancio la promozione è che quando l’editore vedrà il primo esercizio di bilancio e vorrà tagliare ‘X’ milioni, la prima voce a sparire sarà la promozione e, magari, molti altri costi saranno salvati”.
A questo punto FTM aveva ribattuto che, durante tempi migliori in cui le finanze erano in salute, la promozione poteva trovare il proprio spazio. “Ma assolutamente no”, aveva replicato il DG, “quando i tempi sono buoni non c’ è bisogno di promozione!”
Questa è un’impostazione mentale che deve assolutamente cambiare. Se i quotidiani devono ridisegnarsi per mostrare un volto migliore, allora i propri lettori non dovrebbero essere informati del cambiamento? E ciò significa che la promozione “domestica” non è più sufficiente. Molti annunci sul sito web del quotidiano sono un buon punto di partenza, ma sono necessari anche altri media. Se la stampa vuole riacciuffare i propri lettori, allora deve informarli sulle novità del loro appuntamento con l’ informazione.
Il messaggio, naturalmente, è che la stampa ha investito creando un prodotto migliore, e adesso è ora che i lettori tornino sui propri passi per provarlo.
—–
(traduzione di Andrea Fama)
Oggigiorno, il principale interrogativo cui gli editori della carta stampata si trovano di fronte è come recuperare la diffusione - In altre parole, di cosa c’è bisogno per riportare i lettori all’ appuntamento quotidiano con il proprio giornale? – Un articolo di Philip Stone su Follow The Media - Restyling e ‘’navigazione’’- La teoria del ‘’meno è meglio’’ – ‘’Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che i lettori ricevano i giusti contenuti nel giusto formato’’
———-
di Philip M. Stone
Molti quotidiani hanno intrapreso la strada del restyling del proprio format (basti pensare a quanto il Tribune ha fatto con i propri giornali prima di avviarsi verso il fallimento), ma alla fine dei giochi il quotidiano di Chicago è comunque finito in bancarotta e non vi è nessun elemento per dire che il cambiamento del format abbia generato un ritorno nel numero dei lettori. Quanti lettori dicono di aver lasciato la versione cartacea del proprio giornale perché non gli piaceva il format? Ma a quanto pare gli editori non hanno lasciato nulla al caso.
Vi sono molte rivoluzioni in corso, e la tendenza è verso titoli più grandi e grafica e fotografie più ampie. Ciò è dovuto ad una maggiore attrattività o al fatto che essendo le redazioni così decimate non vi è più molto testo e lo spazio va riempito in altri modi?La tendenza, dunque, sembra riportare a restyling completi, da ritoccare in capo a tre anni. Secondo Mario Garcia, probabilmente il più autorevole designer di quotidiani al mondo, “un’evoluzione costante è meglio di una paralisi per amore della tradizione”. Un valido e recente esempio è Le Monde di Parigi, che nel 2005 è stato profondamente ridisegnato, sebbene non si sia affidato allo stesso team per i ritocchi del 2009, segno probabilmente del fatto che i budget non sono più quelli di una volta.
Recentemente, sul suo blog, Garcia ha espresso alcune idee sul restyling dei giornali che meritano una più ampia trattazione. Il buon senso è alla base del discorso di Garcia, anche in quello che forse è il punto più importante, ovvero che il successo o il fallimento nel guadagnare lettori può ancora dipendere dal contenuto della prima pagina. E la parola chiave in tutto ciò è “navigazione”.
Garcia sostiene che, a differenza di una volta, le persone non sono più disposte a perdere del tempo cercando le notizie. Sono abituati ad essere guidati da Internet esattamente lì dove vogliono andare e si aspettano lo stesso anche dal loro quotidiano cartaceo – specie in prima pagina, anche se si tratta di un concetto a cui attenersi anche all’interno dell’intero giornale.
Garcia è anche un fautore della teoria “meno è meglio”. Probabilmente, oggigiorno i lettori vogliono una lettura più breve, pertanto bisogna liberarsi di tutta quella roba che la gente non legge più – come quelle rubriche vecchie di anni che però hanno poca attinenza con il mondo attuale – e rendere gli articoli più brevi. È dura, ed è sempre difficile tagliare, ma è un esercizio a cui bisogna sottoporsi spesso. Oggi i redattori devono guardare attentamente ogni articolo e domandarsi “avremmo potuto farne a meno? E se era necessario, era troppo articolato?”
Una lezione che ho imparato molti anni fa è che mentre per i giornalisti divagare è fantastico, per i lettori è tutta un’ altra storia. All’epoca manager dell’ UPI, scrissi agli abbonati che, in virtù di una grande innovazione tecnologica, UPI era in grado di recapitare le notizie con una velocità incrementata del 50%, il che significava il 50% di notizie in più allo stesso prezzo! È facile immaginare la sensazione nel ricevere risposte dai clienti convinti che fosse una cosa terribile. La loro scrivania stava già affondando nella marea di notizie che ricevevano normalmente, e l’ultima cosa di cui avevano bisogno era riceverne di più.
Ebbene, oggi lo stesso vale per la lettura dei quotidiani. Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che riceviamo i giusti contenuti nel giusto formato. Avendo combattuto per questo principio per anni so che è senz’altro più facile a dirsi che a farsi, ma bisogna comunque farlo.
Un’ altra dritta che sembra aver fatto presa sui quotidiani è quella di compattare i contenuti – meno sezioni può significare meno oneri di stampa. Ma giocare con le sezioni in cui i lettori erano abituati a trovare le notizie è cosa molto seria. Basta immaginarsi nel supermercato in cui si è fatta la spesa per 20 anni e dove, d’ improvviso, un nuovo manager rivoluziona tutto e così, dove prima si trovavano i tovaglioli di carta, ora si trovano le cartoline d’auguri. Sarebbe davvero fastidioso, specialmente se non vi è nulla ad indicare dove poter trovare quei tovaglioli di carta.
Ebbene, lo stesso oggi vale per i quotidiani: è fastidioso che improvvisamente non si trovi più qualcosa lì dove si era abituati a cercarla. I lettori però, possono superare l’ ostacolo, posto che abbiano a disposizione i necessari strumenti di navigazione e siano sufficientemente informati sui cambiamenti in cantiere.
Un buon esempio è costituito dal San Francisco Chronicle, che agli inizi del mese ha introdotto un nuovo format. Ai lettori è stato detto: “la sezione della Bay Area è accoppiata a quella Business, che inizierà in seconda di copertina ogni giorno feriale (la sezione Business era dietro quella sportiva nell’edizione del lunedì e del martedì). Le pagine editoriali e d’opinione saranno spostate dietro la sezione dedicata alle principali notizie, così come in molti grandi quotidiani”. Eccetera…
Si tratta di un profondo cambiamento e qualcuno, specie i lettori più anziani, potrebbe perdervisi e lamentarsene, ma è un cambiamento necessario, anche per la loro lettura quotidiana.
E comunque i lettori non esiteranno a sottolineare i cambiamenti poco graditi. È il caso del Times di Londra, che ha ridisegnato la propria versione del sabato e ha poi ricevuto nel giro di pochi giorni i commenti di più di 1.000 lettori. Il Times ha accompagnato il proprio restyling con una mossa che ha sicuramente incontrato il favore dei lettori: per un periodo limitato ha ridotto il prezzo del 38%, e per assicurarsi che la voce si diffondesse ha investito in un’ importante campagna televisiva.
Questo tipo di campagne tv è molto diffuso in Inghilterra, ma non negli USA dove molti giornali non credono negli investimenti promozionali. Come non molto tempo fa ebbe a dire a Follow The Media il direttore generale di un importante quotidiano statunitense: “L’unica ragione per cui un manager mette in bilancio la promozione è che quando l’editore vedrà il primo esercizio di bilancio e vorrà tagliare ‘X’ milioni, la prima voce a sparire sarà la promozione e, magari, molti altri costi saranno salvati”.
A questo punto FTM aveva ribattuto che, durante tempi migliori in cui le finanze erano in salute, la promozione poteva trovare il proprio spazio. “Ma assolutamente no”, aveva replicato il DG, “quando i tempi sono buoni non c’ è bisogno di promozione!”
Questa è un’impostazione mentale che deve assolutamente cambiare. Se i quotidiani devono ridisegnarsi per mostrare un volto migliore, allora i propri lettori non dovrebbero essere informati del cambiamento? E ciò significa che la promozione “domestica” non è più sufficiente. Molti annunci sul sito web del quotidiano sono un buon punto di partenza, ma sono necessari anche altri media. Se la stampa vuole riacciuffare i propri lettori, allora deve informarli sulle novità del loro appuntamento con l’ informazione.
Il messaggio, naturalmente, è che la stampa ha investito creando un prodotto migliore, e adesso è ora che i lettori tornino sui propri passi per provarlo.
—–
(traduzione di Andrea Fama)
Comunicato della FNSI sulla situazione de Il Gazzettino
L'assemblea del Gazzettino di Venezia chiede a gran voce all'editore (Caltagirone) una politica di rilancio che non stravolga l'identità del quotidiano e affida al Cdr un pacchetto di 10 giorni di sciopero
L’assemblea dei giornalisti de Il Gazzettino, riunita a Mestre in data odierna, ha approvato all’unanimità (73 voti favorevoli) il documento che pubblichiamo e che si conclude affidando al Cdr un pacchetto di dieci giorni di sciopero da utilizzare contro eventuali azioni unilaterali dell'editore.
Venezia, 16 febbraio 2009
RILEVA Che dopo lunghi anni di battaglie legali per il controllo de Il Gazzettino ed il conseguente devastante disimpegno sul fronte editoriale si imponeva, come più volte e in più sedi sottolineato dalla redazione, una totale inversione di rotta e l’immediata messa in campo di progettualità e risorse per garantire la necessaria e indispensabile competitività in edicola alla testata, restituendole quella solidità che oggi avrebbe consentito di affrontare con una serenità ed una tempistica più meditate la crisi economica;
SOTTOLINEA Che in assenza del suddetto progetto editoriale, peraltro più volte sollecitato, si vorrebbe avviare una trasformazione dell’identità più profonda de Il Gazzettino, fino a toccare la sua stessa ragione di essere, da storica testata del Nordest a un “ibrido” del Veneto orientale, almeno per quel che è dato ad oggi capire;
DENUNCIA Che tale eventuale arretramento strutturale de Il Gazzettino pone incognite sul futuro tali da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della testata come riferimento indispensabile per le genti veneto-friulane;
CHIEDE A fronte dell’evidente e perdurante disaffezione dei lettori, una radicale riflessione a tutto campo sull’impostazione generale e sul posizionamento della testata, a partire dai contenuti e dall’organizzazione del lavoro, oggi assolutamente inadeguata per le esigenze di una testata moderna e di un territorio complesso;
RIVENDICA Il merito di una disponibilità concessa dalla redazione fin dal luglio 2006 a Direzione giornalistica e Azienda, ripagata peraltro con continui interventi unilaterali tali da esasperare la redazione e da imporre anche in queste ore il ricorso alla magistratura, dopo aver constatato l’indisponibilità a trovare soluzioni nel naturale ambito del confronto sindacale, come sarebbe nel comune interesse;
RIAFFERMA Che il confronto con l’Azienda, al quale la redazione non vuole certo sottrarsi, debba procedere alla luce delle considerazioni sopra esposte;
AFFIDA Al Comitato di Redazione un primo pacchetto di 10 giorni di sciopero, che andrà eventualmente utilizzato contestualmente ad un’ampia e capillare azione di informazione e denuncia pubblica sulle azioni che l’Editore intendesse perseguire unilateralmente.
L’assemblea dei giornalisti de Il Gazzettino, riunita a Mestre in data odierna, ha approvato all’unanimità (73 voti favorevoli) il documento che pubblichiamo e che si conclude affidando al Cdr un pacchetto di dieci giorni di sciopero da utilizzare contro eventuali azioni unilaterali dell'editore.
Venezia, 16 febbraio 2009
L’assemblea dei giornalisti de Il Gazzettino
RITIENE Che i pesanti interventi preannunciati da parte dell’Azienda editrice sia sulla struttura del giornale che sul piano occupazionale siano affrettati e non sufficientemente motivati alla luce del bilancio 2008, di cui peraltro non c’è ancora disponibilità, e di proiezioni tutte da verificare sull’anno 2009 e che comunque un intervento di tale portata non può prescindere da un contestuale piano di rilancio;RILEVA Che dopo lunghi anni di battaglie legali per il controllo de Il Gazzettino ed il conseguente devastante disimpegno sul fronte editoriale si imponeva, come più volte e in più sedi sottolineato dalla redazione, una totale inversione di rotta e l’immediata messa in campo di progettualità e risorse per garantire la necessaria e indispensabile competitività in edicola alla testata, restituendole quella solidità che oggi avrebbe consentito di affrontare con una serenità ed una tempistica più meditate la crisi economica;
SOTTOLINEA Che in assenza del suddetto progetto editoriale, peraltro più volte sollecitato, si vorrebbe avviare una trasformazione dell’identità più profonda de Il Gazzettino, fino a toccare la sua stessa ragione di essere, da storica testata del Nordest a un “ibrido” del Veneto orientale, almeno per quel che è dato ad oggi capire;
DENUNCIA Che tale eventuale arretramento strutturale de Il Gazzettino pone incognite sul futuro tali da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della testata come riferimento indispensabile per le genti veneto-friulane;
CHIEDE A fronte dell’evidente e perdurante disaffezione dei lettori, una radicale riflessione a tutto campo sull’impostazione generale e sul posizionamento della testata, a partire dai contenuti e dall’organizzazione del lavoro, oggi assolutamente inadeguata per le esigenze di una testata moderna e di un territorio complesso;
RIVENDICA Il merito di una disponibilità concessa dalla redazione fin dal luglio 2006 a Direzione giornalistica e Azienda, ripagata peraltro con continui interventi unilaterali tali da esasperare la redazione e da imporre anche in queste ore il ricorso alla magistratura, dopo aver constatato l’indisponibilità a trovare soluzioni nel naturale ambito del confronto sindacale, come sarebbe nel comune interesse;
RIAFFERMA Che il confronto con l’Azienda, al quale la redazione non vuole certo sottrarsi, debba procedere alla luce delle considerazioni sopra esposte;
AFFIDA Al Comitato di Redazione un primo pacchetto di 10 giorni di sciopero, che andrà eventualmente utilizzato contestualmente ad un’ampia e capillare azione di informazione e denuncia pubblica sulle azioni che l’Editore intendesse perseguire unilateralmente.
Iscriviti a:
Post (Atom)